Il Libretto di Risparmio Nominativo

Scritto da Paolo Tritapepe.

b_200_200_16777215_00_images_stories_libretto_risparmio.jpeg.pngUna particolare tipologia di libretto di risparmio è quello nominativo, da distinguere rispetto al libretto al portatore. Ne parliamo per capire le differenze e valutare insieme a chi si addica maggiormente la tipologia di libretto nominativo.

 

Libretto Intestato al soggetto
Proprio come se si trattasse di un normale prodotto per la gestione del risparmio, anche il libretto di risparmio nominativo viene intestato al soggetto titolare. Avviene così anche per i conti correnti.
Questa è una differenza fondamentale rispetto al libretto al portatore che invece, può essere impiegato da chiunque lo detenga al momento del prelievo o del deposito presso lo sportello della Banca.



 

Come Impiegarlo
Un Libretto di risparmio nominativo, quindi, ha la peculiarità di poter essere intestato ad un soggetto particolare (beneficiario) il quale può gestirne personalmente i movimenti (versamenti e prelievi di denaro). Per queste ragioni rispetto all’altra tipologia, a meno problemi con la recente disposizione antievasione. Un libretto di risparmio si rende utile per depositarvi su piccole somme di denaro (oggi è maggiormente impiegato per accantonare denaro per i bambini) e anche per costituire garanzie ai fini di contratti di locazione di immobili.

 

Tassi di interesse
Specifichiamo subito che un libretto di risparmio, nominativo o al portatore che sia, non offre “guadagni” in termini di interessi maturato sulle somme in esse detenute. O almeno, non più rispetto al passato. Si parla, ormai, di tassi di interesse creditori sostanzialmente prossimi allo zero che a stento ripagano i costi comunque presenti per la loro apertura e detenzione annua.

 

Non dimenticatevelo!
Attenzione, però, a non dimenticarvi di avere un libretto di risparmio, nominativo o al portatore che sia! Esiste una regolamentazione precisa, oggi, che impartisce ordini a Banche e Poste Italiane per gestire i cosiddetti libretti dormienti, ossia quelli su cui i titolari non eseguono più operazioni (prelievi o versamenti) da più di dieci anni. Gli Istituti, infatti, possono legittimamente prelevare tutta la somma in essi detenuta per versarla nel fondo dei conti dormienti.



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