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Dimissioni per giusta causa e Naspi 2018: chi si licenzia ha diritto alla disoccupazione? Guida alle Dimissioni per Giusta Causa

Il rapporto di lavoro, come disciplinato dal codice civile, prevede una situazione che coinvolge l’imprenditore o datore, titolare dell’azienda che indica ai lavoratori le direttive e impartisce i vari compiti che devono essere eseguiti, e il dipendente che, in base a quanto stabilito nel suo contratto, esegue quanto previsto. Il rapporto di lavoro, per il felice svolgimento, si basa sulla correttezza, fedeltà e diligenza in quanto essenzialmente imperniato sulla fiducia reciproca, il datore di lavoro non può richiedere lo svolgimento di un’attività diversa da quella indicata in contratto nè può vessarlo o maltrattarlo con comportamenti vietati. Il lavoratore ha diritto a svolgere la propria giornata lavorativa, nelle ore stabilite dal contratto collettivo nazionale che disciplina la propria categoria, e di ricevere il compenso commisurato alla quantità e qualità del lavoro svolto, con una busta paga che viene versata con bonifico ogni mese.

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Ogni problematica ravvisata nell’ambito del rapporto di lavoro deve essere discussa unitamente al responsabile del personale in maniera da individuare una soluzione. Ad esempio, se un dipendente di una fabbrica è adibito alla lavorazione dell’alluminio e, nel corso dello svolgimento della sua attività, ravvisa un peggioramento della sua salute a causa di una allergia a tale materiale, può richiedere legittimamente di essere trasferito in un altro reparto e l’azienda, compatibilmente alle esigenze di produttività, deve autorizzare la richiesta. Gli esperti del settore, come i consulenti del lavoro, i giuslavoristi o i grandi studiosi della materia, affermano che il rapporto di lavoro si regge su due equilibri delicati tra i datori di lavoro e i lavoratori che, se uniscono efficacemente le loro forze, portano al benessere collettivo dell’intera azienda ma se, al contrario, si pongono in conflitto, creano danni incalcolabili.

Quando si parla di licenziamento per giusta causa si intende il recesso dal contratto, da parte del lavoratore, che avviene nel momento in cui le condizioni all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva sono tali da non consentire una serena prosecuzione. Le dimissioni, che vengono redatte rigorosamente in forma scritta e consegnate personalmente presso l’ufficio del personale oppure inviate mediante posta raccomandata con ricevuta di ritorno.

La Naspi 2018: come funziona

Con l’acronimo Naspi si intende l’indennità di disoccupazione, ossia quella somma di denaro che viene attribuita ai lavoratori licenziati dal datore di lavoro per motivi attinenti alla crisi economica, alla riduzione del personale o a motivazioni riguardanti la produttività e, per come concepita dalla legge, non viene attribuita in caso di dimissioni semplici. La regola generale stabilisce però delle eccezioni in quanto, se le dimissioni sono per giusta causa, ossia se il lavoratore ha valide motivazioni per recedere dal rapporto di lavoro, allora ha diritto di ricevere la naspi che viene erogata in base agli effettivi anni di assunzione.

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Le dimissioni per giusta causa

Il lavoratore che si dimette dal proprio lavoro ha diritto all’indennità di disoccupazione, ossia un emolumento economico che gli consenta un sostentamento in un periodo di oggettiva difficoltà, quando vi sono comprovati motivi per le dimissioni. Tra le motivazioni riconosciute dalle legge per dimettersi vi sono le molestie sessuali da parte del datore di lavoro o di altri colleghi, il mancato pagamento del compenso, la mancata concessione della maternità o congedo parentale, il mobbing e i maltrattamenti. Per molestie si intendono quei comportamenti lesivi della dignità intima e personale del lavoratore che, se denunciati alle autorità, prevedono un processo penale e conseguenti condanne. Il mancato pagamento degli stipendi costituisce il motivo più frequente di dimissioni per giusta causa in quanto purtroppo in molte realtà italiane vi è questo malcostume.

I lavoratori, come prevede anche il codice civile, meritano di essere adeguatamente remunerati per l’attività prestata in modo puntuale e, con la mancata corresponsione, possono attivarsi per recuperare quanto di spettanza, anche mediante intervento di legale, e rassegnare le dimissioni. La maternità e il congedo parentale rappresentano dei periodi di aspettativa retribuita alla quale hanno diritto i lavoratori che diventano genitori e non possono essere negati. Il mobbing e i maltrattamenti sono degli atteggiamenti che mirano a mortificare ed umiliare il lavoratore, attribuendogli impegni troppo gravosi e non previsti dal proprio contratto. Poichè tali comportamenti portano a seri disagi psicologici, le dimissioni in tali circostanze costituiscono una forma di tutela avanzata.


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