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Smartphone in classe: la Ministra Fedeli dice di sì

Sta facendo discutere parecchio, la proposta della Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, di voler consentire l’uso dello smartphone in classe.

Secondo la Fedeli gli smartphone, usati in un certo modo, possono essere uno strumento di apprendimento utile. Si tratta di sfruttare a scopo didattico, la familiaretà che i più giovani hanno con questo mezzo.

A tale scopo è stata formata una commissione ministeriale, a cui è stato affidato il compito di definire le linee guida, su come lo smartphone vada gestito in classe.

Nonostante la Ministra dell’Istruzione, abbia precisato più volte, che questa scelta ancora in fase di sviluppo, attenga un uso esclusivamente didattico del mezzo smartphone, l’opinione pubblica si è subito divisa.

Smartphone in classe si o no?

Non esiste una risposta univoca a questa domanda.

Se ci guardiamo intorno negli altri paesi (come in Italia), è facile riscontrare ancora una certa ritrosia alla possibilità di usare lo smartphone nelle scuole a scopo didattico.

Per esempio negli Stati Uniti e nei paesi scandinavi, le leggi esistenti  hanno principalmente come scopo quello di limitare, più che di disciplinare e consentire, l’uso dei cellulari durante l’orario scolastico, perchè è opinione comune che influscano negativamente sui risultati degli studenti. Anche se negli ultimi anni si riscontra un uso sempre più frequente della tecnologia in classe, spesso sotto forma di app sperimentali.

Nella maggior parte degli ordinamenti giuridici, non esiste una normativa specifica, ma sono le singole scuole e istituti che regolamentano l’uso dello smartphone in classe.

In Inghilterra il numero di scuole che vieta l’uso dello smatphone, nel 2012 è salito al 90%.

Tra l’altro esistono molti studi che evidenziano come gli smartphone incidano negativamente sulla capacità di concentrazione.

Tra questi possiamo citarne proprio uno inglese del 2015, condotto dalla London School of Economics, nello specifico dai professori Louis Philippe Benand e Richard Murphy.

Lo studio, si chiama “Ill communication: Technology, Distraction & Student Performance”, è mirava ad accertare che il divieto di usare il cellulare a cui avevano aderito il 98% delle scuole del Regno Unito, avesse effetti negativi sulle capacità di apprendimento degli studenti.

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La ricerca ha interessato 91 scuole superiori, di 4 diverse città e ha avuto come risultato quello che gli studenti che non usavano lo smartphone in classe effettivamente apprendevano di più.

Gli studenti delle scuole che avevano adottato una politica anticellulare, avevano conseguito ai test risultati migliori del 6,4% ,con un aumento delle possibilità di superare gli esami del 3%.

In sostanza la ricerca aveva fatto emergere che senza lo smartphone, gli alunni apprendevano come se avessero di avuto una settimana in più aggiunta all’anno scolastico.

Di fronte a queste osservazioni sorge spontanea la domanda del perchè, il cellulare possa essere così dannoso per l’apprendimento degli studenti.

La risposta è nel multitasking, ovvero quando si usa il cellulare si finisce per fare più cose contemporaneamente, tipo seguire la lezione e guardare il cellulare e ciò abbassa l’attenzione e il livello di concentrazione, ritrovandosi così con l’apprendere meno.

Tuttavia non sarebbe corretto interpretare i risultati della ricerca, asserendo che lo smartphone faccia male in assoluto.

In questo senso appare giusto sottolineare che sono in molti gli esperti, come Paolo Ferri, ordinario di Didattica e pedagogia alla Bicocca, ed esperto di tecnologie applicate alla formazione, ad affermare che il cellulare, usato nel modo giusto, è uno strumento di attivazione didattica.

Possiamo concludere dicendo che lo smartphone, con tutti i suoi nessi e connessi, fa parte del nostro quotidiano.

Non possiamo negare questo aspetto della nostra società, lo usiamo per lavorare e per divertirci. In qualità di genitori lo usiamo anche per controllare i nostri figli.

Quindi non è giusto denigrarlo in assoluto. Anzi vanno messe in risalto le sue potenzialità. Proprio per questo appare opportuna una regolamentazione che aiuti ad usarlo nella maniera giusta nelle scuole.

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