Pensione Anticipata, dal 2019 per la speranza di vita aumentano i tempi

Modifiche al sistema pensionistico – L’aspettativa di vita

In piena crisi finanziaria, con lo spread che aveva superato i 500 punti base, venne approvato il Decreto legge madre dell’austerity italiana: il D.L. 78/2010. Il decreto che dispose tagli, blocchi stipendiali, modifiche in svariati settori al fine di contenere la spesa pubblica introdusse nell’ordinamento nazionale il concetto di “aspettativa di vita” da legare al sistema pensionistico.
La norma prevedeva, all’articolo 12 bis, che, a decorrere dal 1 gennaio 2013, l’ISTAT avrebbe pubblicato, su base triennale e relativamente al triennio precedente, i dati relativi all’aspettativa di vita in Italia. Al dato pubblicato sarebbe corrisposto, in modo del tutto automatico, un pari aumento dei requisiti per l’accesso alla pensione.

Il testo normativo andava persino oltre indicando, seppur in modo sommario, il dato atteso fino al 2030, con aumenti dell’aspettativa di vita medi di 3/4 mesi per ogni triennio preso in esame.
All’origine della nuova normativa, ovviamente, l’esigenza di contenere la spesa pubblica fra le cui voci più rilevanti rientra la spesa pensionistica. L’aspettativa di vita è calcolata partendo dai 65 anni, età base da cui si calcolava inizialmente il requisito per accedere ai benefici pensionistici di anzianità. Tale dato, infatti, è diverso da quello reale di aspettativa di vita complessivo alla nascita che si attesta sugli 80 anni per gli uomini e 85 per le donne.

L’aspettativa di vita per il biennio 2019 – 2020

L’ISTAT, nell’ambito dei propri ordinari studi statistici, ha quindi indicato che l’attuale aspettativa di vita è di 85 anni e 7 mesi, ovvero 20 anni e sette mesi oltre i 65 anni. Il dato elaborato dall’Agenzia di statistica nazionale ha quindi portato alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 12 dicembre 2017 del Decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze adottato di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il quale l’età per accedere ai benefici pensionistici per anzianità sarà portata a 67 anni per il triennio 2019-2021, a decorrere dal 1 gennaio 2019.

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La modifica, frutto degli automatismi introdotti con il D.L. 78/2010, sarebbe comunque entrata in vigore, a prescindere dall’aspettativa di vita, a partire dal 2021, per una clausola di salvaguardia inserita nell’ambito della riforma “Fornero”. Per chi farà domanda entro il 31 dicembre 2018 non ci saranno modifiche e il requisito dei 66 anni e 7 mesi saranno ancora quelli vigenti.
A questo cambiamento fa seguito anche la modifica dei requisiti necessari per accedere alla pensione anticipata che passa a 43 anni e tre mesi, pari a 2249 settimane, per gli uomini e a 42 anni e tre mesi, pari a 2197 settimane per le donne.

Le modifiche interesseranno, a cascata, anche il sistema denominato APE SOCIAL, l’anticipo pensionistico che consente, pagando i contributi con un prestito bancario, di anticipare l’uscita dal lavoro pur non raggiungendo i requisiti previsti. Il requisito minimo per richiedere l’APE SOCIAL sarà automaticamente spostato di 5 mesi in avanti.

I costi del mancato adeguamento all’aspettativa di vita

Quando l’ISTAT ha pubblicato i dati relativi all’aspettativa di vita, da numerose parti, compresi i ministri competenti in carica nel 2017, hanno dichiarato di non gradire l’adeguamento automatico e che si sarebbe tentato lo slittamento dello scatto o la cancellazione dello stesso, almeno fino al 2021 data in cui, come indicato, sarebbe comunque entrato in vigore per effetto della clausola di salvaguardia.

Tanti i calcoli effettuati, numerosi gli appoggi ottenuti anche dai sindacati principali, ma alla fine l’entrata in vigore del meccanismo automatico non è stata impedita. Il calcolo ed il netto rifiuto di posticipare l’adeguamento è arrivato dopo che l’INPS ha calcolato in circa 140 miliardi di euro il cumulo di spesa, calcolato sui prossimi 10 anni, del mancato adeguamento. Una manovra da 14 miliardi per ognuno dei prossimi 10 anni sarebbe stata impensabile per il Tesoro. Da qui il via libera al decreto che apporterà le modifiche.


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