Pensione, Quota 100 e il calcolo contributivo: i pro e i contro

Sebbene tutto dimori ancora nel campo dell’ipotesi e della possibilità, è utile aprire una parentesi sulla questione pensione in quanto rappresenta uno dei punti salienti del programma di riforme previsto dalla nascente maggioranza governativa. Difatti, come dichiarato dal viceministro all’Economia Massimo Garavaglia, la riforma sulle pensioni sarà al centro della legge sul bilancio del governo. La nuova previdenza che porta la firma del Movimento 5Stelle e della Lega Nord difende e si basa su tre punti: pensione di cittadinanza, opzione donna e quota 100. Ciò che motiva l’esigenza e la proposta dei due leader è la volontà di apportare delle modifiche consistenti, o meglio, di contrastare e sostituire la Legge Fornero; l’ultima riforma italiana nel settore previdenziale approvata nel dicembre 2011. Ma andiamo nello specifico per comprendere nel dettaglio in cosa consiste la quota 100 e quali sono i suoi vantaggi e svantaggi.

Pensione quota 100 e il calcolo contributivo: che cos’é?

Con la formula quota 100 si intende indicare un sistema previdenziale che permette di accedere alla pensione quando la somma dell’età anagrafica del lavoratore e quella degli anni contributivi accumulati ammonta a quota cento. Questo significa che qualora si abbia 61 anni basterà aver accumulato 39 anni di contributi. La soluzione contributiva elaborata dovrebbe prevedere almeno 64 anni e 36 anni di contributi. In altri termini non si potrà andare in pensione con 67 anni e 33 anni di contributi. Risulta utile mettere in evidenza che la quota 100 è un sistema già valido per avvocati, medici e commercialisti. La novità consiste nel’estenderlo a tutti.

Un’altra formula pensata dal governo gialloverde è quella della quota 41 ossia la possibilità, a prescindere dall’età, di entrare in pensione con 41 anni di contributi. Per quanto riguarda i costi, consentire il passaggio alla quota 100 costerà 11,5 miliardi di euro nel 2019 per arrivare al terzo anno dell’avvio della normativa a 15 miliardi di euro.

Pensione quota 100 e il calcolo contributivo: i contro

Uno degli elementi deboli della formula pensionistica quota 100 riguarda la penalizzazione dei lavoratori che hanno accumulato 18 anni di contribuiti entro il primo gennaio 1996. La questione è stata analizzata e portata in rilievo dal portale dedicato alle Piccole e Medie Imprese (Pmi.it). L’economista leghista Alberto Brambilla prevede per la quota 100 il calcolo contributivo. In tal caso chi entro la data del primo gennaio del 1996 avrà accumulato 18 anni di contributi risulterà penalizzato in quanto non sarà possibile valorizzare con il calcolo retributivo le mensilità successive alla data menzionata. In altri termini la norma non permetterebbe la valorizzazione dei versamenti fatti dopo il 1996 e fino al 2012 per tutti quei lavoratori che annoverano 18 anni di contratto prima della riforma Dini. Alcun cambiamento, invece, per chi entro la fine del 1995 non ha raggiunto i 18 anni di lavoro.

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Un altro elemento penalizzante è quello della diminuzione dell’assegno; a seconda delle fasce d’età, con l’entrata in vigore della quota 100, si calcolano differenti perdite in assegno. Forniamo qualche esempio: il lavoratore di 20 anni potrebbe perdere 210 euro, il lavoratore di 40 anni, invece, vedrebbe anticiparsi la pensione a tre anni e sette mesi ma ridursi l’assegno da 1308 euro a 1255 euro, anticipo di due anni e nove mesi per il lavoratore di 50 ma l’assegno passerebbe da 1.469 euro a 1.349 euro.

Pensione quota 100 e il calcolo contributivo: APE

L’applicazione dell’eventuale nuova norma pensionista sembrerebbe essere svantaggiosa per le carriere discontinue e per chi svolge attività gravose. Svantaggiati risulterebbero i giovani che non hanno una situazione lavorativa continua ma che si trovano a firmare contratti di breve durata. Stabilire, inoltre, come soglia minima i 64 anni di età e i 36 di attività significa annullare le agevolazioni previste dall’APE secondo cui vengono riconosciute anticipazioni di pensioni per i disoccupati o per chi ha un familiare diasabile a carico, per le donne e per i lavoratori che svolgono attività gravose. Volendo fornire un esempio, i lavoratori che hanno un familiare disabile a carico possono godere di quota 93 ossia di 30 anni di contributi.
In tal modo, l’introduzione del sistema pensionistico quota 100 e l’eliminazione dell’Ape Social costituirebbe una grave penalizzazione per tutte le categorie su citate.
D’altra parte la riforma è ancora sul tavolo della discussione per cui molti aspetti sono in fase di elaborazione e definizione.


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