tfr previdenza complementare

TFR e Previdenza Complementare

TFR e Previdenza Complementare Negli ulitmi 20 anni si è parlato molto di previdenza complementare e di TFR. E’ importante fare il punto della situazione per capire cosa dice la Legge, quali obblighi esistono, quali possibilità per i lavoratori dipendenti.

 

I Cambiamenti negli ultimi 20 Anni
Dall’inizio degli anni’90, con la prima riforma fatta da Dini, e poi successivamente, per diverse volte i vari Governi hanno messo mano al sistema pensionistico obbligatorio, che costituisce il Primo Pilastro delle pensioni, con lo scopo di renderlo sostenibile.
Il vecchio sistema pensionistico, che si basava sui requisiti di vecchiaia, aveva funzionato fin tanto che non si era verificato l’allungamento dell’aspettativa della vita, con le casse previdenziali che diventavano sempre più vuote, e ad aggravare il problema furono approvati anche dei provvedimenti insensati quali le pensioni baby.   Il passaggio dal vecchio sistema al nuovo è stato tutt’altro che agevole, e l’unica costante è dovuta al fatto che chi ha iniziato la propria vita lavorativa e contributiva dopo il 1996 otterrà pensioni sensibilmente più basse rispetto all’ultima retribuzione, con un tasso di scopertura (ovvero il gap o differenza tra pensione e retribuzione) destinato a crescere, mano a mano che si avanza con gli anni.
La situazione sarà ancora più difficile per i lavoratori autonomi, per i quali si parla di pensioni pari al 30% delle retribuzioni, e per i lavoratori dipendenti somme pari al 50-60%.

 

 

Il Tfr per incrementare la previdenza personale
Per affrontare e risolvere questo problema è necessario che i lavoratori si impegnino nella creazione di una rendita personale e privata, la cui determinazione dovrebbe coniugare la necessità di rinunciare a una parte di disponibilità oggi, per ottenere un assegno pensionistico adeguato alle proprie esigenze in futuro.
Ma d’altra parte i problemi legati al precariato ed alla proliferazione di contratti di lavoro atipici, che alimentano l’incertezza per il futuro, disincentivano molti giovani che preferiscono rimandare il problema ad un futuro più stabile.

 

 

Riforma pensionistica
Questa è una delle motivazioni per cui nel 2006 è stata effettuata l’ennesima riforma pensionistica, che ha obbligato, la maggior parte dei lavoratori dipendenti, a destinare il Tfr alle forme di pensione complementare. L’obbligo riguarda solo i lavoratori di aziende con più di 50 dipendenti, e ha interessato solo la quota maturanda, mentre per la parte maturata già in tale data non sono state apportate delle modifiche.
Ai lavoratori dipendenti in aziende con meno di 50 dipendenti, invece è rimasta la facoltà di decidere come destinare il Tfr o se lasciarlo in azienda.

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Considerazioni personali
Ora al di là di ciò che ha imposto il legislatore viene da domandarsi se convenga destinare il Tfr in un fondo pensione, e se ciò può rappresentare una soluzione al problema oppure no.
La risposta è affermativa per entrambi gli aspetti, e le ragioni sono di natura matematica ma non solo:

  • il Tfr lasciato in azienda viene rivalutato ogni anno con un tasso dell’1,50% più il 75% dell’indice di rivalutazione definito dall’Istat (difficile che superi quindi complessivamente il tasso di svalutazione reale);
  • il Tfr è un credito chirografario, se l’azienda dovesse fallire è molto difficile ottenere la liquidazione;
  • nel momento in cui la liquidazione viene pagata, viene tassata con la stessa aliquota Irpef, mentre nel caso del Tfr destinato ad un fondo pensione, quando verrà pagata la rendita questa verrà tassata con un’aliquota che va da un massimo del 15% ad un minimo del 9%.

 

La rendita futura dipenderà dallo sforzo economico che si deciderà di sostenere oggi e dal fattore tempo, ed ovviamente maggiore saranno entrambi e migliori saranno i risultati.
L’uso del Tfr per le pensioni complementari rappresenta un buon inizio, ma ciò non deve scoraggiare dal dover eventualmente integrarne l’entità con versamenti aggiuntivi (questi ultimi godranno inoltre del regime fiscale agevolato).

 

La vera questione da affrontare è quella relativa al tipo di fondo a cui destinare il Tfr, e per prendere una decisione bisognerebbe informarsi sulle performance che hanno ottenuto i gestori dei fondi presi in considerazione, e le spese di sottoscrizione del fondo che vanno ad intaccare i rendimenti


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