Anatocismo bancario: che cos’è e come funziona

Negli ultimi tempi, molti avranno sentito parlare di anatocismo bancario, una pratica perpetrata dagli istituti di credito che ha lo scopo di aggiungere agli interessi maturati altri interessi, insomma un raddoppio che provoca un esborso elevato per i creditori. In questo articolo analizzeremo la pratica dell’anatocismo bancario, come funziona e quali sono le nuove regole che lo disciplinano.

Anatocismo bancario: definizione e principali caratteristiche

Il termine anatocismo deriva dal greco anà (di nuovo) e tokòs (interesse) e per definizione indica il calcolo degli interessi sugli interessi già maturati su una somma dovuta. Per comprendere meglio il concetto di anatocismo viene anche data una definizione più completa ed esaustiva: l’anatocismo bancario è quell’azione in cui gli interessi maturati vengono sommati all’importo dovuto e gli stessi producono altri interessi; la trasformazione degli interessi maturati in capitale, in gergo viene chiamata capitalizzazione degli interessi.

Per spiegare la pratica dell’anatocismo vi forniamo un esempio esplicativo: se si ha un capitale di 100 € con un interesse applicato del 2%, trascorsa la prima scadenza il capitale sarà sempre di 100 € e gli interessi invece di 2 €, quindi sommando si avrà 102 €. Quindi se non vi è anatocismo bancario, gli interessi saranno sempre di 2€ anche nei mesi successivi, invece se viene messa in atto questa pratica, si avrà il seguente calcolo: l’interesse non viene applicato sul capitale iniziale pari a 100 €, ma verrà effettuato sui 102€ della prima rata, comportando un aumento esponenziale degli interessi (102 € più 2% degli interessi). Quindi se questa pratica viene effettuata per diversi anni e con tassi di interesse maggiori, si capisce bene come possano aumentare gli esborsi da parte del creditore.

La pratica dell’anatocismo bancario veniva perlopiù eseguita sui cosiddetti conti scoperti o in rosso, a scadenza trimestrale, producendo una situazione abbastanza gravosa per il creditore che vedeva aumentare in maniera progressiva lo scoperto, oltre a dover versare una commissione alla banca, visto che aveva superato il cosiddetto “massimo scoperto”.

Le norme che regolano l’anatocismo bancario

Come abbiamo sottolineato in precedenza, l’anatocismo bancario viene praticato dalle banche a scadenza trimestrale, infatti tale pratica viene anche definito da molti come capitalizzazione trimestrale degli interessi. Prima dell’introduzione delle nuove regole, le banche liquidavano gli interessi a credito ogni anno, mentre quelli definiti “a debito” ogni tre mesi, producendo un aggravio esagerato sul debitore o sul semplice correntista. L’anatocismo bancario viene disciplinato dal nostro Codice Civile all’art. 1283, consentendolo solo quando si verificano particolari condizioni:
– se sono previsti da usi o consuetudini;
– si producono interessi dal giorno in cui si palesa una domanda giudiziale;
– per effetto di convenzione (accordo) posteriore alla scadenza.

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In tutti gli altri casi non previsti dall’art. 1283 del Codice Civile vi è sempre il divieto dell’anatocismo. In ogni caso, come si legge nell’art. 1283, si lascia ampio spazio alle banche di poter disporre liberamente se seguono gli usi e le consuetudini.

Le nuove regole per l’anatocismo

Per arginare la pratica dell’anatocismo bancario, la Corte di Cassazione nella sentenza n. 21095 del 4.11.2004 ha affermato che gli interessi bancari applicati tramite la pratica dell’anatocismo fossero illegittimi anche in riferimento a quelli maturati in passato. In aggiunta alla sentenza della Corte di Cassazione, a partire dal 1° ottobre 2016, sono state introdotte nuove regole per disciplinare l’anatocismo bancario. In particolare, tutti gli istituti di credito devono uniformarsi alle nuove regole disciplinate dal decreto ministeriale n. 343 del 3 agosto 2016 che sancisce l’obbligatorietà e la conseguente attuazione dell’art. 120 del Testo Unico Bancario. Le nuove regole stabiliscono, in sintesi, che è assolutamente vietato la pratica dell’anatocismo bancario, quindi non si potranno più richiedere al correntista il pagamento degli interessi sugli interessi. Tra le tante regole introdotte dal decreto ministeriale bisogna assolutamente specificare che gli interessi maturati non possono in ogni caso produrre altri interessi e che soprattutto le banche devono liquidare sia gli interessi passivi che attivi nello stesso periodo di tempo.

Sempre la nuova disciplina riguardante l’anatocismo bancario prevede che il calcolo degli interessi non venga più liquidato a scadenza trimestrale, ma annuale, e che per comodità tale scadenza viene fissata al 31 dicembre di ogni anno. Grazie all’introduzione della direttiva ministeriale, la pratica dell’anatocismo bancario finalmente dovrebbe scomparire, ma è sempre opportuno fare attenzione e verificare ad ogni scadenza se non stati addebitati al correntista interessi sugli interessi.


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