Aliquote IRPEF: tutti gli scaglioni aggiornati

L’IRPEF

Sulla base dei dettami costituzionali che disciplina la materia all’articolo 53, l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, comunemente nota come IRPEF è un’imposta progressiva che va a incidere sui redditi personali derivanti da lavoro dipendente, autonomo, da rendite fondiarie quali locazioni, da redditi di capitale e da eventuali ulteriori redditi.

L’aliquota di riferimento, di conseguenza, cresce al crescere del reddito imponibile del contribuente, ovvero quello su cui si applica l’imposta. Attualmente, le aliquote vigenti sono 5 e vanno dal 23% dell’aliquota minima al 43% dell’aliquota massima. In particolare, per un reddito entro i 15 mila euro lordi annui l’aliquota applicata sarà quella del 23% mentre per un reddito superiore ai 75 mila euro lordi annui si applicherà l’aliquota del 41%.

Prima di andare a vedere tutte le aliquote, una ad una, è importante precisare che quella di riferimento, ad esempio il 41% per i redditi superiori ai 75 mila euro, non viene applicata all’intero reddito del contribuente, ma soltanto alla quota parte che eccede l’aliquota precedente. Un concetto che andremo a definire meglio entrando nel dettaglio delle singole aliquote in vigore.

Le aliquote IRPEF in vigore

La prima aliquota, come anticipato, è quella del 23% e riguarda i redditi fino a 15 mila euro. Molto semplice il calcolo dell’importo da pagare in quanto si andrà a versare il 23% del reddito fino ad un massimo di 3.450,00 euro pari al 23% di 15 mila euro.

La seconda aliquota è quella del 27% , va dai 15 mila euro più 1 euro ai 28 mila euro con un calcolo che diventa un po’ più complesso. Nel dettaglio, l’aliquota del 27% si applicherà proprio alla quota di reddito che eccede i 15 mila euro. Quindi avremo un’imposta pari a 3.450 euro cui aggiungere il 27% dell’importo che li eccede. Ad esempio per un reddito di 20 mila euro avremo un’imposta pari a 3.450 + il 23% di 5 mila pari alla differenza fra i 20 mila e il tetto dell’aliquota precedente. L’imposta sarà quindi pari a 3450 + 1.150 ovvero 4.600 euro.

La terza, del 38% , copre i redditi che vanno dai 28 mila euro più 1 euro ai 55 mila euro, e si applica alla quota di reddito che eccede i 28 mila euro e non a tutto il reddito. La complessità del calcolo cresce in quanto l’imposta andrà definita sommando i calcoli dei vari scaglioni precedenti. Quindi avremo un’imposta pari a 3.450 euro per il primo scaglione, cui aggiungere 3.510 per il secondo scaglione (il 27% della differenza fra 28 mila euro e 15 mila euro) e il 38% per l’importo che eccede i 28 mila euro. Ad esempio per un reddito di 50 mila euro avremo un’imposta pari a 3.450 + 3.510 più il 38% di 22 mila pari alla differenza fra i 50 mila e il tetto dell’aliquota precedente (28 mila euro). L’imposta sarà quindi pari a 3450 + 3.510 + 8.360 ovvero 15.320 euro.

La quarta aliquota riguarda i redditi superiori ai 55 mila euro ed entro i 75 mila ed è pari al 41% , sempre della quota eccedente i 55 mila euro e non dell’intero reddito. Compreso il meccanismo di calcolo per singole fasce di reddito, prendendo ad esempio un reddito di 60 mila euro avremo un’imposta pari a 3.450 + 3.510 + 10.260 (il 38% della differenza fra 55 mila euro e 28 mila euro) + 2.050 euro (il 41% dei 5 mila euro eccedenti i 55 mila) per un totale di 19.270 euro.

L’ultima aliquota riguarda i redditi superiori ai 75 mila e, come anticipato, è pari al 43% sempre della quota eccedente i 75 mila euro. Con un reddito di 100 mila euro avremo un’imposta pari a 3.450 + 3.510 + 10.260 + 8.200 + 10.750 (il 43% dei 25 mila euro eccedenti i 75 mila) pari a 36.170 euro.

L’aliquota media IRPEF

Sentirete spesso parlare di aliquota media, ma è bene precisare che l’aliquota media non è un’aliquota aggiuntiva o diversa dalle cinque in vigore ma un’aliquota, calcolata mediante algoritmi complessi, che aiuta il sostituto d’imposta nel caso di redditi da lavoro dipendente, a trattenere in anticipo l’imposta che dovrà pagare il dipendente trattenendola mensilmente dallo stipendio.

L’IRPEF, infatti, è un’imposta annuale e va calcolata sul reddito complessivo dell’anno di riferimento una volta che lo stesso è definitivamente assestato.

Come noto, un lavoratore dipendente paga la propria quota di IRPEF su base mensile e non su base annuale al termine dell’anno. In che modo, quindi, il datore di lavoro preleverà una cifra che porterà il lavoratore a non avere, al termine dell’anno stesso, eccessivi assestamenti nel conguaglio? Il datore di lavoro andrà ad applicare l’aliquota media. Un esempio renderà le cose molto più chiare. Immaginiamo un dipendente con un reddito annuale di 65 mila euro su 13 mensilità ovvero un reddito di 5 mila euro mensili. Andando ad applicare per le singole fasce l’imposta prevista secondo il modello e i calcoli che abbiamo sviluppato in precedenza, l’imposta complessiva sarà di 21.320 euro, pari a 1.640 euro mensili. Sui 5.000 euro i 1.640 euro che il datore di lavoro tratterrà mensilmente sono pari al 32,8 %, percentuale questa che definiremo aliquota media, ovvero l’aliquota realmente applicata al totale del reddito del contribuente. Nel caso in questione il calcolo è stato piuttosto semplice avendo considerato un reddito mensile fisso che determinava un reddito anno fisso. La vera problematica è nel calcolare l’aliquota media in tutti quei casi in cui il reddito mensile può variare anche di una sostanziale percentuale in funzione di benefit e/o indennità pagate solo in casi particolari quali ad esempio l’indennità per una prestazione festiva, notturna o lo straordinario.

Un’ultima importante precisazione, il pagamento dell’imposta su base mensile è soltanto un sistema legato al reddito da lavoro dipendente, ma il calcolo dell’imposta avviene, comunque, sempre e soltanto su base annuale. A nulla rileva, quindi, ricevere uno stipendio maggiore nel mese X a causa di eventuali straordinari o di arretrati pagati. L’impressione di una tassazione maggiore di quel mese è solo apparente perché sarà soltanto a fine anno, con il conguaglio sul totale del reddito imponibile, che si andrà a definire l’imposta del singolo contribuente. Quanto sarà stata precisa la previsione e l’aliquota media applicata tanto più si avvicinerà allo zero il relativo conguaglio.


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