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Cos’è lo Stress Test e come funziona l’esame sulle banche europee e italiane

Lo stress test è un processo di valutazione compiuto dalle banche centrali sugli istituti di credito nazionali, al fine di garantire una maggior stabilità all’intero settore creditizio; lo scopo finale del test è quello di osservare in maniera critica come possono reagire le banche del proprio Paese, in caso di eventi finanziari dagli effetti disastrosi, mediante studiate simulazioni.

La nascita dello Stress Test: crisi finanziaria del 2008

La più recente crisi finanziaria che ha colpito l’intero sistema economico mondiale ha portato incertezza e totale sfiducia sia tra i grandi investitori che tra i piccoli risparmiatori; sono gli stessi Stati Uniti ad aver introdotto test specifici per cercare di garantire una maggior stabilità al sistema bancario, cercando di annullare o quantomeno contenere, violente ripercussioni sul sistema finanziario. Non si è perso tempo, i primi test programmati negli Stati Uniti erano già previsti per gli inizi 2009, la tenuta patrimoniale del meccanismo creditizio statunitense ha la massima priorità in un sistema economico-finanziario fortemente interdipendente ed altamente globalizzato.

Tale buona prassi è stata successivamente adottata anche dalla BCE con il totale appoggio della Commissione Europea: i primi risultati europei post crisi statunitense sono stati soddisfacenti, le banche dell’Euro-Area hanno dimostrato di poter reagire positivamente ad un possibile peggioramento delle condizioni economiche. Sono solo tredici, gli Istituti che non hanno passato l’esame su tutti quelli presi in considerazione (un Istituto tedesco, tre greci, cinque spagnoli e quattro italiani).

Stress Test come messaggio sociale

Garantire al proprio Paese un buon livello qualitativo dal punto di vista creditizio ha un significato economico e sociale profondo: questa attività è fondamentale per diffondere sul territorio una maggior sicurezza ai risparmiatori che investono ed accumulano denaro circolante, qualora dovesse venir meno il supporto fiduciario, crollerebbe il meccanismo creditizio. Questo messaggio è stato immediatamente recepito dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, i quali hanno provveduto ad operare con interventi correttivi, per non compiere gli stessi errori del passato.

Come funziona lo Stress Test

L’obiettivo è quello di valutare la condotta della tenuta patrimoniale delle banche, quindi capire se questi Istituti di credito riescono a reagire positivamente ad eventuali ripercussioni negative del mercato finanziario. Il test viene suddiviso in due fasi, in un primo momento si monitora la Asset Quality Review (AQR) quindi lo stato dell’arte del capitale bancario, la piena valutazione della qualità del su circolante attivo: valutazione del rischio dei prestiti, interessi attivi, prospettive di rientro dei crediti, attendibilità e credibilità degli investitori.

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La variabile più importante da considerare in questa prima fase è la CET1 ratio (Common Equity Tier), un valore percentuale che misura il rapporto tra la quantificazione del capitale di una banca e le sue attività in essere, soppesate in base al grado di rischio che esse possono avere: se l’investimento concesso è rischioso potrebbe avere difficoltà a rientrare, questo sancirà un giudizio negativo, in quanto la banca dovrà garantire su di esso una maggior copertura di capitale. Se questo rapporto è superiore al 10%, la banca verrà considerata potenzialmente solida.
La seconda è la vera e propria fase simulatoria, in cui si ipotizza uno scenario base ed un altro scenario con prospettive negative, che nell’Euro-Area sono ipotizzate dalla Commissione Europea.

In entrambi gli scenari, i principali indicatori che entrano a far parte dell’esame valutativo sono le ipotesi realistiche di crescita del Prodotto Interno Lordo di un Paese o di un’intera Macroarea ed altri indicatori riguardanti il mercato del lavoro (andamento tasso di occupazione e di disoccupazione), la valutazione degli immobili, il rating dei titoli e l’andamento delle Borse nazionali. Vengono avanzate delle stime su come potrebbero reagire i capitali delle banche in caso di andamento stazionario (o in graduale miglioramento, purché le stime siano aderenti con l’economia reale), ma soprattutto in caso di condizioni particolarmente avverse quindi con conseguente calo del PIL, un tasso di disoccupazione crescente, la valutazione dei titoli in costante diminuzione: gli Istituti bancari in queste condizioni, riuscirebbero a mantenere saldo il proprio capitale ed a garantire le stesse condizioni creditizie ai richiedenti?

Complessivamente negli ultimi stress test avvenuti nel 2016, il sistema bancario italiano ha dato segnali piuttosto deboli con un CET1 medio del 7,62%, a fronte di una media europea del 10,24%. I nuovi stress test del 2018 ci permetteranno di capire se la debolezze del sistema bancario nazionale sarà persistente o se ci saranno lievi margini di miglioramento.


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