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Web tax dal 2019: cos’è come funziona imposta 6% transazioni digitali

Web tax: di cosa si tratta

Dopo i dibattiti, le correzioni, le indiscrezioni e qualche polemica dalle parole si è passati ai fatti: dal 2019 per alcuni contribuenti in arrivo la web tax. Approvato l’emendamento alla Legge di Bilancio che, a partire dal 1°gennaio 2019, introduce nel nostro Paese l’imposta sulle transazioni online. Un flat tax prevista per i servizi effettuati con strumenti informatici, ma non per gli acquisti online delle persone fisiche. La web tax si corrisponde a prescindere dal luogo in cui la transazione viene conclusa. In poche parole si tratta di un’imposta del 6% da applicare sulle transazioni digitali, dalla quale sono esonerate le imprese agricole e i contribuenti minimi. L’imposta non interessa l’e-commerce nei riguardi dei consumatori, ma esclusivamente le transazioni dei servizi digitali tra imprese e con la Pubblica Amministrazione.

Web tax: su quali servizi incide l’aliquota del 6%?

Oggetto della web tax sono i servizi forniti tramite internet, la cui natura rende la prestazione principalmente automatizzata e praticamente impossibile da realizzare senza il contributo della tecnologia informatica. L’imposta sulla transazione digitale deve essere corrisposta a prescindere dal luogo fisico in cui viene terminata l’operazione e l’aliquota (6%) viene calcolata sul prezzo della transazione online al netto dell’IVA. E’ chi vende la prestazione che deve farsi carico del versamento dell’aliquota del 6%, secondo le stesse modalità previste dalla normativa per il versamento delle tasse sui redditi. Nei casi di contribuenti tenuti al versamento senza organizzazione stabile nel nostro Paese, il pagamento dell’imposta avverrà tramite un intermediario abilitato.

Per quelle imprese che versano le imposte nel nostro Paese, esiste un credito di imposta di uguale misura all’imposta versata, da poter utilizzare ai fini dei versamenti delle imposte sul reddito. Nei casi di eccedenze, è possibile usare il credito di imposta solo in compensazione per i versamenti delle imposte sul reddito, Irap, addizionale regionale Irpef e contributi assistenziali e previdenziali. Per effettuare un’eventuale compensazione va utilizzato il Mod. F24, da trasmettere tramite i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate secondo i termini stabiliti. L’entrata in vigore dell’imposta è prevista per l’anno seguente alla pubblicazione del decreto attuativo, provvedimento utile per stabilire i parametri di applicazione della web tax. Il decreto attuativo è atteso per fine aprile 2018, mentre gli obblighi dichiarativi saranno fissati dall’Agenzia delle Entrate con un proprio atto. La stessa Agenzia, sempre con un provvedimento specifico, dovrà fissare una procedura con la quale gli acquirenti delle prestazioni dei servizi online segnaleranno tali operazioni all’Amministrazione finanziaria.

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Web tax: soggetti esclusi dall’obbligo e imprese senza stabile organizzazione

In attesa del decreto attuativo previsto entro il 30 aprile 2018, l’emendamento all’ultima Legge di Bilancio esclude esplicitamente dall’obbligo del versamento della web tax sulle transazioni digitali i contribuenti cosiddetti “minimi” e le imprese agricole. Quindi le categorie degli interessati sarebbero limitate alle grandi imprese e specialmente ai big del web. Il provvedimento prevede anche il versamento dell’imposta da parte di quelle imprese senza una organizzazione stabile in Italia. A tal proposito ricordiamo che, secondo la normativa vigente, per imprese con stabile organizzazione si intendono quelle aziende con sedi di direzione, succursali, laboratori e officine sul territorio italiano. Viceversa non si configura la stabile organizzazione quando ad, esempio, un’azienda utilizza un’installazione per scopi di deposito oppure per la consegna dei materiali.

Per le prestazioni dei servizi delle imprese senza stabile organizzazione in Italia, il ruolo di sostituto di imposta sarà affidato alle banche e agli intermediari finanziari operanti nel nostro Paese. A monitorare la situazione legata ai big del web tenuti al versamento dell’aliquota del 6% per la web tax ci penserà lo spesometro. Infatti, in base alle segnalazioni effettuate dagli acquirenti all’Agenzia delle Entrate, Il Fisco sarà in grado di controllare continuamente le operazioni digitali dei residenti e non. Buone notizie per le casse dello Stato, secondo le stime della Ragioneria la nuova imposta parte garantendo un gettito annuale di più di 100milioni di euro. Ora non resta che aspettare il provvedimento relativo ai termini e alle modalità di versamento e dichiarazione della web tax italiana, anche per capire i reali effetti della nuova misura prevista dalla Legge di Bilancio.


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