Si torna a parlare della lotta contro l’evasione fiscale, che non accenna a placarsi, e lo spettro di un nuovo aumento delle tasse, ad opera del governo Gentiloni è dietro l’angolo.
Enrico Giovannini, presidente della “Commissione per la Relazione annuale sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva”, durante un’audizione davanti alla Commissione di Vigilanza sull’anagrafe tributaria, ha svelato i dati di una ricerca relativa agli anni 2012-2014. Dai suddetti dati, emerge che sarebbero stati sottratti al fisco un ammontare di 111 miliardi di euro all’anno, pari al 7% del Pil.
Giovannini ha aggiunto, che l’evasione fiscale è maggiore nel settore del lavoro autonomo, dove il tax gap (ovvero la differenza tra l’ammontare dovuto di tasse e quello effettivamente pagato), ammonta al 59%, contro il 4% del settore lavoro subordinato. Per questi ultimi è più difficile evadere, visto che si viene tassati alla fonte. Più di tutte ad essere evasa sarebbe l’IVA, con un ammontare del 30%.
Alcuni sostengono che questo exploit da parte del Governo, potrebbe essere l’anticamera dell’ennesimo aumento delle tasse. Che l’evasione esista, è un dato di fatto, che continui ad aumentare in maniera costante, lo sanno bene i nostri governanti. Ma al di là del continuo aumento della tassasione, quali sono gli strumenti più adeguati a debellare il fenomeno?
Strumenti di pagamento elettronici contro l’evasione fiscale
Secondo molti, tra cui il Ministero dell’Economia, la strada da seguire è quella di migliorare il sistema di tracciabilità dei pagamenti. Ma l’Italia non è di certo il paese che meglio riesce a utilizzare gli strumenti elettronici di pagamento, ciò per diverse ragioni.
Purtroppo la maggior parte degli italiani pensa che il contate sia più economico, inoltre ha l’innegabile vantaggio dell’anonimato, sia rispetto al fisco e sia in generale rispetto alle scelte che ciascuno di noi effettua e che con i sistemi elettronici di pagamento sono traccabili.
La Banca d’Italia ha condotto una ricerca per capire quale sia il costo che sosteniamo qualsiasi sia l’operatore a cui ci si affida, sia dal lato della domanda che dell’offerta. Il risultato è che il contante effettivamente è più economico, ma il dato è influenzato dal fatto che l’importo delle transazioni effettuate con contante è mediamente inferiore rispetto agli altri strumenti. Al netto di questo elemento, il contante diventa lo strumento più costoso.
Le associazioni dei consumatori stimano che se si ricorresse maggiormente all’uso di strumenti elettronici di pagamento, si potrebbero risparmiare circa 7 miliardi l’anno, e il risparmio maggiore sarebbe proprio per gli esercenti.
Per incentivare l’uso della moneta elettronica, si potrebbe seguire l’esempio di alcuni paesi in cui grazie a misure di promozione e incentivazione di carte di debito e credito, si sta limitando l’uso del contante. E’ così in Olanda, Svezia, America Latina.

