Istat: produzione in calo a settembre 2016, restano positivi i dati annuali

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L’Istat ha appena rilasciato il rapporto contenente i dati della produzione industriale di settembre 2016. Analizziamo qual’è la situazione delle attività produttive del paese fino ad oggi, operando un confronto con i precendenti mesi dello stesso anno, e con l’anno 2015.

Produzione industriale in calo a settembre 2016: con il – 0,8%

Dai dati dell’Istituto Nazionale di Statistica subito salta all’occhio il segno negativo della produzione industriale di questo mese rispetto a quella di agosto, con un – 0,8%. Il dato resta migliore rispetto ai pronostici che avevano riferito possibili perdite fino all’1,1%.

Ricordiamo che ad agosto 2016 si è registrato un aumento rispetto a luglio dell’1,7% , se poi consideriamo le correzioni dovute all’effetto del calendario (ad agosto 2015 sono stati rilevati 22 giorni lavorativi) l’aumento tendenziale sale al 4,1%. Nonostante i dati di agosto hanno valore relativo perchè la produzione è ridotta, vale la pena ricordarlo visto che è il più alto registrato da agosto 2011.

Su base annua la produzione continua a salire con il + 1,1%

Il confronto con i precedenti trimestri del 2016 e con la produzione industriale dell’anno 2015 fa emergere una situazione economica positiva.

Il dato negativo segue infatti due mesi (luglio ed agosto) in cui gli incrementi sono stati significativi. Nel complesso nel trimestre luglio-agosto-settembre si registra un forte aumento della produzione industriale con un + 1,2% rispetto al trimestre precedente.

Mentre rispetto a settembre 2015 il dato positivo è ancora migliore con un + 1,8%. (ma gli esperti avevano dato delle stime migliori pronosticando un + 2,2%). Fino ad oggi nel 2016 si registra un + 1,1% rispetto allo stesso periodo del 2015.

Istat: dati della produzione industriale riferiti ai singoli settori

Andiamo a vedere cosa è successo alla produzione industriale dei singoli settori per comprendere dove si è registrato il decremento, quanto è stato significativo, e quali sono invece i settori che nonostante tutto hanno goduto di risultati positivi.

  • Analizzando il rapporto dell’Istat della produzione emerge che su base mensile i settori che vanno meglio sono quello dell’energia in cui c’è stato un aumento del 3,3% e quello dei beni di consumo in segnaliamo un + 1,2%. Significativo appare il dato negativo della produzione industriale di beni strumentali dove è stato registrato un – 5,8% e nel settore dei beni intermedi del – 2,8%.
  • I dati della produzione su base annua fanno emergere che il segno positivo ha riguardato tutti i settori. Quelli in cui l’incremento è stato più significato sono stati, beni di consumo con il + 3,0%, energia con il + 2,4%, beni strumentali con il + 1,6% e beni intermedi con il + 1,2%.
  • Per quanto riguarda i dati riferiti ai settori d’attività nel settembre 2016 la crescita tendenziale maggiore si è registrata nel settore tessile, abbigliamento, pelli e accessori con il + 10,2%, in quello dell’attività estrattiva con il + 6,8% e della produzione di prodotti famaceutici con il + 5,6%.
  • I settori che hanno subito maggiori perdite nello stesso periodo sono stati quello della fabbricazione di apparecchiature elettriche e di apparecchiature per uso domestico non elettriche con il – 6,2%, quello dell’industria del legno carta e stampa con il –  2,8%  e della fabbricazione di articoli di gomma e materie plastiche altri prodotti della lavorazione di minerali con metalliferi con il – 1,9%.

Se nel complesso i dati Istat continuano ad essere positivi, è necessario leggerli e valutarli insieme agli altri indicatori economici. Solo così si può avere una visione nitida della situazione economica italiana. Se consideriamo il tasso d’inflazione, di disoccupazione e dei consumi, in Italia si vive ancora una profonda incertezza.

L’analisi condotta sulla produzione industriale da sicuramente uno spiraglio di luce, ma per far si che le attività economiche italiane possano davvero subire un significativo incremento urgono interventi politici significativi che stimolino il fare impresa e attuino politiche occupazionali.

Per maggiori chiarimenti è possibile analizzare tutti i dati Istat che sono disponibili sia sul sito dell’Istituto, che presso i Centri diffusione dati presenti a livello centrale e regionale.

 


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