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Nuove regole sui Buoni Pasto: Ora sono moneta corrente

Non più solo per la pausa pranzo: coi nuovi buoni pasto si potrà andare a fare la spesa

Grandi novità per il mercato della ristorazione: i buoni pasto sono oggi vera e propria moneta di scambio, non più esclusivamente utilizzabile in occasione di una pausa pranzo coi colleghi, ma spendibile nell’acquisto di alimenti per sé e la famiglia anche in bar e supermercati.

Le innovative modifiche sono state introdotte per volere del Governo, e in particolare del Ministero dello Sviluppo Economico, che lo scorso giugno ha emesso un decreto in argomento, entrato in vigore in data 9 settembre. Lo scopo alla base di questa manovra è quello di ridurre i costi connessi alla gestione dei ticket e di arginare episodi di utilizzo improprio degli stessi. Tradizionalmente adoperati da molte aziende, pubbliche e private, come mezzi di pagamento sostitutivi di servizi di mensa interni alla sede di lavoro, i buoni pasto sono stati potenziati nella loro funzionalità, fino a diventare paragonabili a coupon per la spesa, oltre che a vera moneta corrente da spendere in occasione, ad esempio, di un mercato rionale.

Buoni pasto, tutte le novità, i vantaggi e i limiti di utilizzo

Prova del fatto che i nuovi ticket sono ormai svincolati da un utilizzo limitato ad una sola sede (quella della pausa pranzo) è la possibilità di concederli non solo ai lavoratori con contratto a tempo pieno. I buoni pasto possono essere emessi infatti anche a favore dei lavoratori part-time (a condizione che siano in un rapporto di dipendenza col datore aziendale), per i quali di solito nel testo contrattuale e nell’orario di lavoro non è contemplata alcuna pausa pranzo. Oltretutto, potranno beneficiare dei nuovi coupon anche altre categorie di soggetti, come i collaboratori aziendali la cui attività non è inquadrata in una fattispecie contrattuale di lavoro subordinato.

I buoni dovranno essere utilizzati per l’intero valore monetario ad essi assegnato e non daranno diritto ad alcun resto: bisogna infatti ricordare che la loro natura è di documenti di legittimazione e non di titoli di credito. Saranno spendibili in mense e spacci aziendali, presso bar, supermercati, agriturismi e mercati rionali, esclusivamente da parte del loro beneficiario: i buoni pasto infatti non sono cedibili, neanche gratuitamente, a persona diversa dal loro destinatario.

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I vantaggi più interessanti derivanti dalla nuova normativa riguardano i limiti di utilizzo, se di limiti veri e propri si può parlare: essi risultano essere infatti davvero di poco conto. I ticket sono suscettibili di essere usati anche cumulativamente, per coprire l’importo intero di grandi spese familiari. In particolare, il tetto massimo di buoni spendibili presso uno stesso esercizio è di 8. Questo consente di ottimizzare l’utilizzo degli stessi nella maniera più conveniente possibile e di determinare un risparmio importante sul bilancio familiare complessivo. Altra novità non meno importante e forse ancora più accattivante, è data inoltre dalla possibilità di impiegare i buoni a propria disposizione anche in occasione di giorni non lavorativi. Ciò scongiura l’eventualità che i buoni pasto vadano sprecati e consente di adattare il loro utilizzo alle varie esigenze e all’organizzazione dei propri tempi.

Buoni pasto cartacei ed elettronici

Vediamo ora gli aspetti più tecnici. Nell’era digitale, i buoni pasto saranno emessi sia in formato cartaceo che elettronico. Le due varianti dovranno grosso modo integrare gli stessi requisiti richiesti dalla legge. In primis, ciascun ticket dovrà indicare chiaramente il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro e della società emittente. Il buono dovrà poi specificare il proprio valore espresso in euro e il termine entro il quale scade la sua utilizzabilità. Infine, ciascuno ticket dovrà riservare uno spazio apposito per la firma del beneficiario e il timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono stesso viene speso.


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