Pace fiscale 2018: cos’è, come funziona e quando parte il condono

Siamo ormai in prossimità dell’emanazione della legge di bilancio e sentiamo sempre più spesso parlare di pace fiscale come di uno dei provvedimenti che saranno inseriti in questa legge. Ma di cosa si tratta precisamente? Cerchiamo di fornire qualche chiarimento su questo argomento, specificando di cosa si tratta, come funziona e quando dovrebbe partire questa sanatoria fiscale.

Che cosa si intende per pace fiscale

Con questa espressione usualmente si intende l’azzeramento dei debiti con il fisco, ossia un metodo attraverso il quale chiudere la propria posizione debitoria nei confronti del fisco versando una piccola parte dell’intero debito. Da più parti, la pace fiscale viene intesa come un vero e proprio condono che premia coloro che per diversi anni hanno evaso le tasse. Ma nelle intenzioni degli ideatori della pace fiscale si tratta di un metodo per chiudere in maniera indolore un possibile contenzioso tra il contribuente e lo stato e in questo modo recuperare somme di denaro da utilizzare per finanziare altri provvedimenti inseriti nella legge di bilancio.

Chi sono i destinatari della pace fiscale e come funziona?

Nelle intenzioni degli ideatori della pace fiscale, il contenzioso di natura tributaria si può chiudere versando un importo variabile tra il 6% e il 25% dell’importo dovuto, in base al tipo di tributo non versato. Quindi nell’ipotesi in cui si avesse nei confronti del fisco un debito di 2000 euro, il contenzioso nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria, questo può essere chiuso versando una cifra compresa tra 120 e 500 euro.

Ma come si può accedere alla pace fiscale

La proposta prevede che possono accedere alle agevolazione della pace fiscale coloro che sono in possesso di una cartella esattoriale emessa dalla vecchia Equitalia o dalla neonata Agenzia Riscossione, pagando solo il 25% dell’importo totale dovuto, soddisfando però due condizioni:

– il debito totale non deve essere superiore a 100000 euro;
– l’importo concordato con la pace fiscale deve essere saldato entro 2 anni.

Oltre a questa ipotesi, sono state studiate anche delle ulteriori casistiche che prevedono una sanatoria ancora più conveniente. Nello specifico della pace fiscale potrà usufruire:

Ti può interessare anche:  Rottamazione ter e Saldo e stralcio: Conversione Decreto Sostegni bis

– il contribuente con meno di 18000 euro annui di reddito, senza lavoro e abitazione di proprietà che può chiudere il contenzioso versando appena il 6% dell’importo dovuto;
– il contribuente con meno di 24000 euro di reddito annuo, con abitazione di proprietà che può chiudere il contenzioso versando il 10% dell’importo dovuto.

Al momento nella pace fiscale non è previsto alcuna modalità di compensazione dei debiti contributivi, ossia di quelli nei confronti dell’INPS.

Quali sono le tempistiche per l’avvio della pace fiscale?

Tutto dovrebbe essere abbastanza rapido, con l’emanazione del decreto che dovrebbe avvenire nei primi giorni del nuovo anno. Nelle stime del Governo allo stato attuale ci sarebbero circa 650 miliardi di crediti da incassare e questa operazione permetterebbe di recuperare circa il 10% di questa somma, con entrate per lo stato che si aggirerebbero intorno ai 60 miliardi di euro.
Sul tema c’è stato un interessante studio del quotidiano Il Sole 24 Ore che ha evidenziato come la stima delle somme da incassare è alquanto difficile in virtù della particolare composizione dei crediti e dei relativi importi. In più bisogna considerare anche che una parte di questi crediti è sicuramente da considerare inesigibile a causa del fatto che sono riconducibili a imprese che sono state dichiarate fallite e che non sono in grado di poter pagare neanche una parte minima del loro debito; a questo fattore bisogna poi aggiungere che buona parte dei debiti considerati come rientranti nela pace fiscale sono già rientrati nelle precedenti rottamazioni delle cartelle esattoriali.

Proprio per queste ultime, la proposta sulla pace fiscale prevede la possibilità di sanare il contenzioso versando solo l’importo originario dovuto al netto di sanzioni ed interessi. Inoltre, il Governo ha varato anche la possibilità della voluntary disclosure, ossia quella di dichiarare in autonomia il contante e i valori che sono detenuti in cassette di sicurezza situate in banche estere. La sanatoria prevederebbe la possibilità del rientro di questi capitali versando solo un’imposta sostitutiva di circa il 20% senza pagare interessi e sanzioni.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *