Pignoramento Presso Terzi: Requisiti, Competenza, Iscrizione a Ruolo e Tipologie

Il pignoramento presso terzi, secondo quanto previsto dal codice di procedura civile, è l’atto con cui i creditori possono aggredire beni mobili o immobili nelle disponibilità di un terzo che non sia direttamente il debitore.

Requisiti del pignoramento presso terzi

Il pignoramento viene notificato sia al debitore che al terzo: l’atto deve contenere prima di tutto un’ingiunzione che segnalata il divieto di vendere, donare, alienare, cedere i beni e i crediti che sono oggetto di pignoramento. Nell’atto di pignoramento vanno anche riportati l’ammontare dei bene e delle somme oggetto del debito, la dichiarazione di residenza e l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata del creditore che ha avviato il processo di pignoramento. Nel documento viene infine indicata la richiesta al debitore di comparire davanti al giudice competente.

Competenza territoriale delle procedure di pignoramento

Nelle procedure di pignoramento presso terzi la competenza va al tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza (o la sede, nel caso in cui il debitore sia un’azienda). Diverso è il caso in cui il debitore sia una pubblica amministrazione. Nell’ipotesi in cui per un ente pubblico si apra una controversia con un proprio dipendente, il tribunale competente sarà quello nel cui circondario risiede il terzo.

Iscrizione a ruolo del pignoramento prezzo terzi

L’originale dell’atto viene consegnato al debitore dall’ufficiale giudiziario. Successivamente il creditore è tenuto a depositare nella cancelleria del tribunale, entro 30 giorni dalla consegna, la nota di iscrizione a ruolo, congiuntamente alle copie dell’atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto. Se i termini non verranno rispettati il pignoramento non avrà alcuna efficacia.
A partire dal 2015 tali imcombenze possono essere espletate in via telematica, attestando la conformità dei documenti agli originali, in modo da snellire e sveltire il procedimento.

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Tipologie di pignoramento presso terzi

In base al codice di procedura civile, esistono due tipologie di pignoramento presso terzi: nella prima ipotesi il terzo è in possesso di beni del debitore, nell’altra il debitore ha dei crediti nei confronti di un terzo soggetto. Non tutti i crediti del debitore, però, possono venire pignorati. Esistono infatti delle categorie di beni che la legge considera impignorabili. Si tratta ad esempio dei crediti alimentari, dei sussidi di sostentamento o versati in caso di maternità o ancora per malattie.

Sono invece pignorabili, ma entro determinati limiti, le somme ricevute per rapporti di lavoro in essere. Stipendi o altre indennità possono essere pignorati in una certa misura, definita dal presidente del tribunale e da un giudice. Sono soggette a pignoramento anche le somme presenti sul conto corrente. In questo caso vanno distinte due ipotesi differenti. Se l’accredito è antecedente al pignoramento, possono essere pignorate solo le somme superiori al triplo dell’assegno sociale. Se l’accredito sul conto corrente bancario o postale avviene successivamente al pignoramento, può essere pignorato al massimo un quinto della somma totale.

Il terzo pignorato

Il terzo pignorato è tenuto a dichiarare di quali beni o di quali somme è debitore o si trova in possesso. Questa dichiarazione, nel caso in cui si tratti di crediti da lavoro, viene effettuato nel corso dell’udienza di comparizione che viene indicata nell’atto di pignoramento che, come visto in precedenza, va notificata anche al terzo pignorato. Nei casi in cui si tratti invece di beni, tale dichiarazione può essere effettuata anche tramite raccomandata.

Può accadere che il terzo non si presenti all’udienza o addirittura che si rifiuti di procedere alla dichiarazione. In questo caso si apre un ulteriore procedimento che porta a una sentenza di “accertamento dell’obbligo del terzo”. Grazie a tale sentenza il giudice è in grado di fissare un termine perentorio per procedere all’esecuzione forzata.


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