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Rete fissa tariffe telefoniche mensili: abolite le offerte a 28 giorni

L’Agcom ha chiesto alle compagnie telefoniche, maggiore trasparenza per quanto concerne le tariffe telefoniche da rete fissa. Con una delibera l’Authority per le comunicazioni, ha recentemente ordinato l’abolizione delle offerte a 28 giorni relative a telefono fisso, adsl e fibra ottica obbligando le compagnie a proporre tariffe mensili. Di seguito cerchiamo di capire in cosa consiste il cambiamento e le ragioni che vi sono alla base.

Tariffe rete fissa, Adsl e fibra ottica: il periodo di fatturazione torna ad essere il mese

A tutti sarà capitato di vedere nella fatturazione delle recenti bollette da rete fissa, che il periodo di riferimento non è più di un mese ma di quattro settimane. Si tratta di un recentemente mutamento introdotto da quasi tutte le compagnie telefoniche, che però secondo le ultime indicazioni del garante delle comunicazioni, non sarebbe sufficientemente trasparente per il consumatore.

L’Agcom infatti sostiene, che riducendo il periodo di fatturazione si assiste ad un ricaro dell’8,6% annuo, in quanto di fatto ci sarebbe una fattura in più all’anno. Non più quindi 12 come nel caso della fatturazione mensile, ma bensì 13. 

Con una delibera l’Autority per le comunicazioni ha chiesto a Vodafone e Wind di mutare il periodo temporale di riferimento delle tariffe da rete fissa. Non più quindi a 28 giorni ma da rapportarsi all’intero mese.

Fastweb e Tim non avevano ancora effettuato questo mutamento, che tuttavia era in programma, infatti la delibera ha chiesto alle due compagnie di bloccare il passaggio delle tariffe a 28 giorni.

Gli operatori hanno tempo fino al 30 giugno 2017 per adeguarsi alle indicazioni del garante, ovvero 3 mesi tempo da quando è stata emessa la delibera.

Di fatto per le bollette relative al telefono fisso, compresa Adsl e fibra, si torna al solito mese di riferimento.

Nella delibera l’autorità così si è espressa:

“la tariffa a 28 giorni, rende difficile agli utenti comparare le offerte, visto che ce ne sono di diverse durate, il che rende il prezzo incerto. Quindi è necessario fissare su base mensile la cadenza di fatturazione nella telefonia fissa e nelle offerte convergenti, quelle, cioè, che riuniscono in un unico canone più servizi, fissi e mobili. Al fine di garantire la giusta trasparenza.

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L’Agcom chiede di “prevedere un parametro temporale certo per il rinnovo delle offerte/fatturazione, che renda effettiva la libertà di scelta degli utenti e consenta anche un agevole controllo dei consumi e della spesa, individuato su base mensile o suoi multipli”. Ciò significa che se non è mensile deve essere almeno bimensile, trimestrale e così via.

Tariffe cellulari

Nella delibera l’Agcom ha voluto chiarire anche alcuni aspetti relativi alle tariffe cellulari. Il fine è sempre quello di fare in modo che per il cliente sia facile comparare le varie tariffe presenti sul mercato. Inoltre è necessario che le variazioni del periodo di riferimento non nascondano nella realtà degli aumenti nei prezzi dei servizi interessati.

A tal fine il garante delle comunicazioni ha obbligato gli operatori a rapportare le tariffe cellulari ad un periodo minimo di 28 giorni. Inoltre è obbligatorio comunicare al cliente, con l’invio di un sms, l’addebito periodico della tariffa.

Se la fatturazione della tariffa cellulari avviene insieme a quella da telefono fisso, il periodo di riferimento deve essere il mese.

Gli operatori telefonici minacciano ricorso al Tar

La delibera dell’Agcom non è affatto piaciuta agli operatori telefonici, che hanno minacciato l’Autority di ricorso al Tar.

Secondo gli operatori, l’Agcom non ha potere per intervenire e modificare il rapporto contrattuale tra operatore e cliente. Il cliente ha già uno strumento che lo tutela di fronte a modifiche unilaterali di contratto, si tratta del diritto di recesso. Ovvero se le nuove tariffe non piacciono più, è possibile decidere di recedere e passare ad un nuovo operatore.

Tuttavia in questo caso, il problema è più complesso visto che tutti gli operatori hanno apportato questo mutamento del periodo di riferimento, che a dire dell’Autority lederebbe i diritti del consumatore. Staremo a vedere cosa succederà nel prossimo futuro.


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