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Riforma pensioni 2017, pensione anticipata: tutte le ipotesi

Con la legge Bilancio 2017 ( l. n. 232 del 2016), sono state introdotte numerose norme atte a riformare il sistema previdenziale italiano.

L’intervento non è di poco conto, e segue la corposa e discussa Riforma Fornero risalente al 2012.

Il fine principale della nuova rifoma pensioni, è rendere più flessibile l’età pensionabile.

E’ questo lo scopo del nuovo strumento chiamato APE, ovvero l’Anticipo Pensionistico, che prenderà piede a partire dal 1° maggio 2017.

Le nuove norme riguardano i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, quelli autonomi assicurati presso gestioni speciali (ovvero artigiani, commercianti e coltivatori diretti), o presso la gestione separata dell’Inps. Sono esclusi gli iscritti alle casse professionali.

Di seguito analizziamo i nuovi istituti introdotti dall’ultima riforma pensioni, con  particolare riferimenti alle pensioni anticipate.

Pensione Anticipata: APE Facoltativo

Uno degli argomenti più caldi in materia previdenziale, sono appunto le pensioni anticipate. Le modifiche normative contenute nella legge Bilancio 2017, derivano dal verbale siglato il 28 Settembre 2016 dal Governo con le rappresentanze sindacali.

Tra le novità introdotte vi è l’APE (Anticipo Pensionistico). Ovvero dal 1° maggio 2017 i lavoratori che hanno raggiunto i 63 anni, possono chiedere all’Inps un prestito.

Per ora la misura sarà solo sperimentale, con una durata di 2 anni, ovvero fino al 31 dicembre 2018.

La somma di denaro viene erogata dall’Inps, che a sua volta si rivolge a banche e ad assicurazioni. Il valore del prestito dipende dalla pensione futura.

Si potrà beneficiare di questo anticipo fino a quando non vengono maturati i requisiti dell’ordinaria pensione di vecchiaia.

Il prestito, in quanto tale dovrà essere poi restituito, attraverso un prelievo dalla pensione, della durata di vent’anni. In sostanza la pensione di vecchiaia subisce un decurtamento.

Requisiti Pensione Anticipata

Hanno diritto a chiedere l’APE volontario i lavoratori che:

  • hanno almeno 20 anni di contributi;
  • si trovano a non più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia;
  • abbiano almeno 63 anni di età;
  • il valore della pensione non sia inferiore a 700 euro al mese, al netto della rata del prestito da ammortizzare.

APE Aziendale

LA riforma ha introdotto anche l’APE aziendale.

Il datore di lavoro, in presenza di accordi collettivi, può sostenere il costo dell’APE versando all’Inps una contribuzione correlata alla retribuzione che versa al dipendente, finchè il rapporto di lavoro è in vita.

Devono esserci accordi collettivi, e fondi bilaterali anche appositamente creati, al fine di produrre un incremento della pensione, che possa compensare gli oneri dovuti all’APE.

APE Sociale

Oltre all’APE volontario e l’APE aziendale,  è stato introdotto un APE sociale, che consiste in un sussidio di accompagnamento alla pensione, a favore dei lavoratori che rientrano in quattro specifiche categorie ovvero:

  • disoccupati;
  • invalidi;
  • coloro che prestano assitenza a disabili;
  • coloro che svolgono lavori difficoltosi o rischiosi.

Il valore dell’accompagnamento, che non può superare i 1500 euro mensili, viene calcolato in base alla pensione.

Mentre l’APE volontario, funziona come un prestito, che va restituto, comportando quindi un decutarmento della pensione, l’APE sociale non comporta nessuna riduzione della pensione.

E’ anche vero che l’APE Volontario, presenta requisiti e condizioni più facilmente riscontrabili. Mentre l’APE Sociale è destinata a delle categorie di lavoratori che vengono considerate maggiormente bisognose di tutele..

I requisiti d’accesso sono i seguenti:

  • 30 anni di contributi, nel caso di lavori difficoltosi o rischiosi sono chiesti 36 anni;
  • 63 anni di età.

Anche l’APE sociale ha carattere sperimentale, prenderà piede dal 1° maggio 2017 e proseguirà fino al 31 dicembre 2018.

RITA

A questi strumenti la nuova riforma pensioni ha aggiunto Rita, ovvero la rendita integrativa temporanea anticipata.

In pratica il lavoratore che possiede i requisiti per l’APE, dal 1° maggio 2017, potrà chiedere il versamento anticipato della pensione complementare, anche solo in parte, sotto forma di una rendita mensile prima che si raggiunga l’età pensionabile, così da integrare il reddito in attesa della pensione di vecchia. Il lavoratore deve aver aderito alla pensione anticipata complementare.

Si resta in attesa dei decreti attuativi della Presidenza del Cosiglio dei Ministri, affinchè le nuove norme in materia di riforma pensioni, possano diventare operative.

 

 


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