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Scandalo emissioni: situazione attuale e possibili scenari per il futuro

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Sono state definite più che normali, le prime reazioni allo scandalo emissioni che ha travolto pochi giorni fà, Fiat Chrysler. Il crollo è stato così ampio, da essere riuscito ad assorbire buona parte dell’impatto finanziario. Intanto la Commissione Ue tiene sotto controllo la situazione in contatto con le autorità americane e non nasconde un certo livello di preoccupazione.

Scandalo emissioni Fiat e Dieselgat Volkswagen: differenze e possibili scenari

Subito dopo la notizia dello scandalo che ha travolto Fiat, è apparso normale fare un confronto con quanto vissuto da Volkswagen. Attualmente gli esperti giudicano diversa la situazione che sta vivendo Fcs, rispetto al Dieselgate che nel 2015 coinvolse la Volkswagen.

La casa automobilistica tedesca ammise di aver istallato su molte sue auto un software illegale con lo scopo di alterare i test delle immissioni inquinanti. Lo stesso non è avvenuto per Fcs. Marchionne ha precisato che mentre per  i veicoli Volkswagen il software illegale era stato istallato solo sulle auto sottoposte a test di controllo. Nel caso Fiat è presente lo stesso dispositivo su tutti i suoi veicoli, escludendosi un intento fraudolento.

Inequiparabile anche il numero di auto coinvolte nello scandalo emissioni. La casa tedesca contava 11 milioni di veicoli in tutto il mondo, di cui 560 mila nella sola America, mentre Fiat che conta appena 104 mila. Si stima una sanzione totale di circa 4,63 miliardi di dollari, ovvero 44.539 dollari per auto.

Per ora è ancora difficile fare delle previsioni precise, di come la vicenda possa evolversi e concludersi.

Dalla reazione di Fiat che ha subito escluso la frode, è bel possibile che tutto possa concludersi in una bolla di sapone, come già avvenuto in casi simili.

Anche se fosse applicata una multa da più di 4 miliardi, ovvero 2,84 euro ad azione, il titolo allo stato attuale ha già assorbito i due terzi del rischio, visto che le possibilità di una condanna sono molto limitate.

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Seppure venisse inferta una condanna, è altamente improbabile che sia applicata la sanzione massima, vista l’assenza di frode.

L’intervento tedesco

La Germania è subito intervenuta nello scandalo emissioni contestate alla Fiat. Secondo quanto dichiarato alla Bild on Sonntag e riportato da Bloomeberg dal ministro tedesco Alexander Dobrindt, l’Italia era a conoscenza da mesi che Fiat Chrysler usava dispositivi di spegnimento illegali. Il ministro ha incalzato affermando che Fca non ha fornito ancora gli opportuni chiarimenti, e che la Commissione Ue è tenuta a garantire il richiamo di alcuni modelli.

Il governo italiano si è difeso attraverso l’intervento del viceministro Riccardo Nencini, che ha definito incomprensibile l’insistenza del governo tedesco. Intanto la Commissione Ue, tramite un portavoce ha fatto sapere, che sta per finire il tempo che Bruxelles ha messo a disposizione delle autorità italiane, per dare una risposta sulle contestazioni  sul modello Fiat 500X. La Commissione ha anche ricordato che i suoi poteri sono limitati, in quanto la sua azione può riguardare uno Stato membro e non direttamente un’azienda produttrice di auto.

A questo proposito ricordiamo che anche il ministro Graziano Delrio ha dichiarato al Corriere della Sera che la posizione Fca non ha niente a che vedere con il caso Volkswagen di Dieselgate del 2015, sottolineando la serietà e trasparenza, delle emissioni che vanno controllate non solo a valle ma anche a monte.

Il caso Francia

Intanto la situazione si mette male anche per la Francia. Tre giudici del Tribunale di Parigi hanno aperto un’inchiesta su Renault che da novembre è sotto osservazione. Il ministro francese dell’Ambiente, Segolene Royal, mette le mani avanti e afferma che anche altre case automobilistiche potrebbero essere indagate per le emissioni irregolari. Le anomalie non riguardarebbero solo i vericoli Renault, ma anche altri produttori seppur ad un livello differente.

 


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