Tassazione atti giudiziari: come funziona l’imposta di registro

Tale imposta è dovuta per le controversie civili le quali definiscano anche parzialmente il giudizio, comprendendo perciò i provvedimenti di aggiudicazione o di assegnazione, fosse anche per scioglimento delle comunioni, i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti che rendono efficaci nel nostro Stato le sentenze straniere e anche i provvedimenti finalizzati a rendere esecutivi i lodi arbitrali.

Oltre all’imposta di registro, nel caso si faccia una causa, va pagato anche il contributo unificato, cioè un versamento che comprende le spese dovute all’amministrazione giudiziaria, dove si includono bolli e tasse di iscrizione al ruolo: tale contributo va pagato ogni volta che una parte dà adito a una causa civile e va versata ogni volta per ogni grado di giudizio del processo. Anche in caso di processo penale si deve pagare tale contributo unificato, ma solo perché viene esercitata l’azione civile che avviene allorché ci si costituisce parte civile.

Tassazione atti giudiziari: la normativa

Stando all’art. 37 del TUR infatti, è disposto che “gli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, […] sono soggetti all’imposta, anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano impugnabili, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato”.
Per questo motivo era stato chiarito nel 2014 (risoluzione 28/e del 2014) che le ordinanze di inammissibilità dell’appello sono soggette all’obbligo di registrazione in termine fisso, dato che questa ipotesi viene considerata tra gli atti emanati dall’Autorità Giudiziaria i quali hanno connotazione di definire, sia pure parzialmente, il giudizio (secondo l’art. 37 del DPR 131/1986).
Secondo al TUR del 1986, ogni atto giudiziario è infatti soggetto a una ‘imposta di registro’, senza fare distinzioni sulla possibilità che l’atto stesso sia impugnato o impugnabile (nella cui ipotesi l’imposta assolta sarà considerata solo un acconto rispetto alla sentenza che verrà emessa in seguito e sulla quale sarà poi necessario eseguire un conguaglio).

Questa obbligazione tributaria è da considerare solidale tra le parti in causa, eccetto il caso dei decreti ingiuntivi immediatamente esecutivi disciplinati dall’art. 642 c.p.c. che prevede l’obbligo del pagamento per la sola parte creditrice ricorrente. La registrazione degli atti giudiziari può essere eseguita tramite il pagamento dell’imposta con adeguato modello F23, modulo scaricabile direttamente da Internet.

La procedura di ricerca degli atti giudiziari

L’agenzia delle Entrate ha previsto una procedura su sito internet finalizzata allo snellimento dell’adempimento di registrazione dei provvedimenti giudiziari: in questo modo l’Ente stesso tenta di favorire l’adempimento spontaneo permettendo di conoscere, previo inserimento dei dati dei singoli provvedimenti giudiziari, quali importi vadano pagati. Detti importi risultano visibili via internet per un lasso di tempo di 15 giorni a partire dalla pubblicazione dell’Atto e l‘interessato ad adempiere alla tassazione deve entrare nella sezione Servizi online – Servizi fiscali – Servizi fiscali senza registrazione – Calcolo degli importi per la tassazione degli atti giudiziari dell’Agenzia delle Entrate: questo servizio è raggiungibile senza bisogno di completare alcuna autenticazione, cioè senza dover usare codici pin o altre forme di ingresso.

Per individuare l’atto giudiziario è necessario indicare l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente, l’anno del provvedimento, l’ente emittente, il tipo e il numero del provvedimento: si riceverà immediata indicazione di quanto va corrisposto a fini di imposta di registro. Qualora venisse a mancare il pagamento spontaneo da parte delle parti, l’Agenzia delle Entrate provvede all’invio di un avviso di liquidazione, a cui vengono ovviamente aggiunti i diritti di notifica.

Le aliquote dovute per gli atti civili

Se il contributo unificato dipende da tre fattori (valore della causa; gradi di giudizio; tipo di procedimento) e quindi si procede in primo luogo a indicare il valore della causa, l’imposta di registro viene richiesta per poter registrare l’atto (al cui pagamento in genere provvedono gli avvocati).

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Giova ricordare che tutte le sentenze che comportino costituzione o trasferimento di diritti reali su beni immobili sono assoggettati al versamento dell’imposta di registro: se tale trasferimento è soggetto a IVA l’imposta di registro è fissa di 200€. Se invece il trasferimento non è assoggettato a IVA, l’imposta da da applicare è del 2% per la prima casa e del 9% per tutte le rimanenti ipotesi (terreni agricoli e affini pagano il 12%).

Diverso il quadro di tassazione per gli altri tipi di sentenze: in caso di condanne di pagamento importi o valori, l’aliquota è del 3% (come per i decreti ingiuntivi emessi in base a riparto di spese condominiali), per un accertamento di diritto patrimoniale è l’1%, quelle che dichiarano la nullità di atti e le omologazioni prevedono il pagamento di 200€.
Questi calcoli vanno fatti applicando l’aliquota dovuta all’importo trascritto nella sentenza di condanna.

Esclusi dal pagamento dell’Imposta di Registro sono invece tutti gli atti della Corte Costituzionale, quelli della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato, i provvedimenti della Corte di Cassazione, oltre che le sentenze e gli atti delle varie Commissioni tributarie e degli organi di giurisdizioni speciali. Sono esenti anche i provvedimenti dei Tribunali Amministrativi regionali, gli Atti e i provvedimenti inerenti le controversie di lavoro, di previdenza ed assistenza obbligatoria INPS, così come gli atti e le decisioni che emergono dai giudizi di opposizione a una sanzione amministrativa.

Nel 2016 la circolare 4128/2016 emessa dal Ministero della Giustizia statuisce che il regime di esenzione prima circoscritto ai soli atti del Giudice di Pace, debba essere esteso a qualsiasi altro provvedimento venga adottato nei gradi di giudizio attinenti a cause di valore non superiore ai 1.033€, a cui si è aggiunta una recente Ordinanza della Corte di Cassazione che elimina la necessità di pagare l’Imposta di registro per le sentenze adottate nelle procedure giudiziarie ‘di valore modesto’.

Anche se, dicevamo, il pagamento viene generalmente effettuato dall’avvocato, capita a volte che il cittadino si veda notificare un atto di pagamento per un imposta di registro non pagata. É questo il caso anche di una parte vincitrice, anche se l’imposta sarebbe dovuta dal soccombente, vista la succitata responsabilità in solido delle parti verso questo tassa.
Tale responsabilità in solido era stata espressamente decisa dalla Cassazione con sentenza 2108/2005, stabilendo che per il fisco non importa chi abbia vinto o perso la causa, potendo essere emessa una cartella esattoriale a ‘ciascuna delle parti contraenti, obbligate in solido al pagamento dell’imposta’.

Nella primavera del 2018 la Sezione VI della Corte di Cassazione Civile ha depositato un Ordinanza (la n.12480/2018 del 21 maggio) con cui risolve un quesito circa la sospensione dell’esecutività della sentenza di primo grado.

La domanda era se tale sospensione portasse anche alla sospensione dell’obbligo di registrazione della sentenza stessa, facendo venire meno perciò l’obbligo a pagare l’imposta di registro.
Dopo un iter di emissione di cartelle di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e ricorsi in Commissione Tributaria Regionale, la Suprema Corte si pronunciava per cassazione ravvisando che il presupposto dell’imposta di registro sugli atti giudiziari sia basato non tanto sull’efficacia esecutiva di un titoli, quanto piuttosto dalla semplice esistenza di un titolo giudiziale che sia soggetto a registrazione nei casi previsti dall’art. 37 del TUR. Ciò infatti comporta l’obbligatorietà della registrazione e quindi del pagamento della conseguente imposta di registro, nonostante l’esecutività della sentenza sia stata sospesa in sede di appello.


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