Voucher INPS: Cosa sono, come funzionano e dove richiedere i voucher INPS

I voucher INPS, nonostante siano stati introdotti come modalità retributiva già nel 2003, hanno conosciuto un vero e proprio sviluppo esponenziale a partire dal governo Renzi, che ne ha modificato la struttura giuridica, rendendoli più flessibili ed utilizzabili nei più disparati settori dell’economia e del lavoro. Si tratta di una tipologia retributiva che ha subito diverse evoluzioni normative, a partire dalle legge 40 del 20 aprile 2017 – successivamente abrogata da un altro decreto legge. Cercheremo di ripercorrerne e sintetizzarne la storia, in modo da fare chiarezza in questo complicato perimetro.

Voucher INPS: La normativa previgente

Dopo una prima abolizione della normativa vigente, avvenuta a marzo del 2017, il governo Gentiloni ha reintrodotto l’istituto del voucher per la retribuzione delle prestazioni d’opera a carattere occasionale, ma abbiamo già accennato al fatto che questa tipologia retributiva ha radici storicamente ben più lontane. Il progetto e la messa in cantiere dei primi voucher INPS è avvenuta già sotto Berlusconi, nel 2003, nell’ambito della realizzazione di una serie di misure già ipotizzate dalla famosa riforma del lavoro di Marco Biagi.

La nascita di questa particolare forma di pagamento ha l’obiettivo di contrastare il lavoro nero attraverso l’emersione di tutte quelle microattività nelle quali sono impegnati i lavoratori che non versano contributi pensionistici, al fine di regolarizzarne almeno in parte la posizione. Rappresentano inoltre un vantaggio anche per l’imprenditore, soprattutto alcune tipologie come gli stagionali, che possono contare su forza lavoro regolare nei periodi particolarmente intensi senza dover affrontare l’iter amministrativo della loro messa in regola. Dai 3000 euro precedentemente ammessi come remunerazione massima annua, le nuove normative hanno esteso gli importi portando la forma retributiva forse anche un po’ lontana dallo spirito con cui era stata emanata la prima legge, che allo stato delle norme di allora si configurava come passibile di sostituire i veri e propri contratti di lavoro stabile, grazie all’utilizzo allargato che se ne poteva fare in tutti i settori.

Questo ha portato, nel marzo del 2017 ad una rumorosa protesta delle più importanti sigle sindacali nazionali, che chiedevano l’abolizione di alcune norme contenute all’interno del testo che regolamenta l’utilizzo dei voucher; la già citata legge 40. Il governo Gentiloni, agì preventivamente in quella circostanza e, per evitare il referendum che nel frattempo era stato indetto, preferì abolire del tutto i voucher ripresentandone una versione riveduta e corretta già nel decreto legge del giugno dello stesso anno. Con il Decreto dignità varato nel 2018, la normativa che disciplina l’utilizzo dei voucher INPS è stata modificata nuovamente. Allo stato attuale, si tratta della normativa vigente e più aggiornata ed ora ne faremo una breve sintesi.

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La normativa attualmente in vigore per i voucher INPS

Il Decreto Dignità ha reintrodotto recentemente, con una nuova disciplina, l’utilizzo dei buoni lavoro; una delle principali novità che li riguarda è la centralità dell’istituto pensionistico nazionale nell’erogazione dei voucher, la cui produzione in precedenza era affidata anche alle più importanti banche nazionali e al gruppo Poste.

I voucher possono essere utilizzati, nel perimetro delle nuove norme, per retribuire prestazioni nell’ambito di imprese agricole, strutture ricettive turistiche ed enti locali, ovvero tutte realtà che fruiscono ampiamente del lavoro stagionale. Il loro utilizzo potrà essere effettuato unicamente da soggetti minori dei 25 anni di età e che siano regolarmente iscritti ad un corso di studi, le persone che risultino disoccupate dagli uffici di collocamento e tutti i soggetti che percepiscono un reddito annuo inferiore a quello garantito dal reddito di inclusione.

La prenotazione dei buoni lavoro può essere effettuata autonomamente dall’azienda attraverso una specifica piattaforma messa a disposizione dall’INPS, in una sezione del sito dedicata alle prestazioni di lavoro a carattere occasionale. Nella richiesta dei buoni sia il titolare dell’azienda che li richiede che il loro utilizzatore, devono essere regolarmente registrati alla piattaforma. I dati inseriti dal lavoratore vengono poi successivamente incrociati con quelli riportati in sede di richiesta dei buoni da parte dell’azienda per verificarne la correttezza.

Sulla piattaforma INPS, la comunicazione dell’attività lavorativa deve attraverso la compilazione di un format con la richiesta di diversi dati sul soggetto prestatore d’opera e sulla mansione da svolgere e deve pervenire almeno un’ora prima dell’inizio effettivo dell’attività lavorativa. I voucher possono essere utilizzati a titolo retributivo per un massimo di 5000 euro annui, con compensi che non possono superare i 2500 euro annui nel rapporto tra una singola azienda e il lavoratore. Il taglio minimo del voucher è 36 euro per 4 ore di lavoro e comprende i contributi da versare all’INPS, il premio assicurativo INAIL e gli oneri di gestione del buono.


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