Rate Mutuo Non Pagate: Che Succede e Quando Scatta il Pignoramento?

I mutui sono un finanziamento con una durata molto lunga che può arrivare fino a 30 anni. In questo grande lasso di tempo possono succedere molti avvenimenti nella vita del richiedente e questi possono creare difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo. Il contratto sottoscritto tra istituto di credito e debitore è contenuto nell’atto di mutuo che è redatto da un notaio. Nello stesso viene previsto il caso di insolvenza: trattandosi di un atto pubblico, la banca può agire direttamente grazie alla sua ufficialità che gli conferisce il potere di strumento esecutivo.

Quando scatta il pignoramento per le rate del mutuo non pagate

Sottoscrivendo il contratto di mutuo si promette di pagare puntualmente ogni singola rata. A termini di legge, per far scattare la richiesta di pignoramento, occorre che la banca risolva il contratto di mutuo per inadempimento, cosa che può fare dopo 18 rate insolute, anche non consecutive. Nel frattempo l’istituto di credito contatterà il richiedente attraverso un impiegato della filiale telefonicamente per chiarire la situazione e trovare una soluzione. Se le azioni bonarie della banca non sortiscono l’effetto voluto, l’istituto di credito invierà una raccomandata al cliente chiedendogli di provvedere al pagamento entro dieci giorni lavorativi. Si incoraggia la rinegoziazione del mutuo per evitare di arrivare alla fase del pignoramento. Nel frattempo, ogni rata insoluta viene segnalata in Centrale Rischi ed in Crif con conseguenze su nuove richieste di finanziamento.

Cosa colpisce il pignoramento per rate del mutuo non pagate e come evitarlo

Di fronte al perdurare delle insolvenze, la banca attiva la procedura per aggredire il reddito della parte inadempiente. In particolare, chiederà di trattenere la rata dovuta dallo stipendio o dalla pensione del debitore. Per attuare questa opzione le sarà sufficiente notificare l’attivazione di questa opzione contenuta nel contratto di mutuo con una notifica all’ente pagatore del debitore. Oggi, è sufficiente una comunicazione PEC contenente copia del contratto di mutuo, la richiesta di attivazione e le coordinate per il versamento. Il datore di lavoro o l’ente pensionistico sono tenuti ad ottemperare la richiesta, nei limiti previsti dalla legge.

Tra il momento in cui si riceve il sollecito da parte della banca e la notifica del pignoramento, il cliente ha il tempo sufficiente per mettersi in contatto con il creditore e chiedere la rinegoziazione del mutuo. Questo, in passato, non si poteva fare, mentre oggi è divenuta la prassi, vista la situazione economica e del mercato del lavoro molto più instabile. Attraverso la nuova contrattazione con la banca si può ottenere una rata più sostenibile, aumentando la lunghezza delle rate di rimborso. Solitamente, gli istituti di credito sono maggiormente propensi a risolvere pacificamente i problemi di pagamento, ma è essenziale colloquiare con loro prontamente.

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In caso si sappia già in anticipo di non poter far fronte al pagamento della rata alla scadenza, è opportuno giocare d’anticipo e prendere contatti con l’istituto di credito. Infatti, se le motivazioni risalgono a problematiche come la perdita dell’impiego ci possono essere coperture assicurative che possono essere comprese nel contratto stesso.
Inoltre, si può fare affidamento anche al Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa che interviene come garanzia, permettendo la sospensione delle rate che verranno poi accodate.

Quando scatta la garanzia dell’ipoteca

Il mutuo prevede una garanzia ipotecaria sull’immobile. Per questo motivo, in caso dopo aver espletato tutte le possibili escussioni attraverso pignoramenti di conti correnti o di reddito la banca non abbia trovato soddisfazione, può attivare l’ipoteca entrando in possesso dell’immobile. Questo è certamente possibile se l’immobile non è abitazione principale mentre, chi ha sottoscritto il mutuo per l’acquisto della prima casa, può ancora fermare il procedimento, a condizione che sia stato rimborsato almeno il 10% del mutuo e la casa oggetto di ipoteca sia quella di residenza principale del cliente. Si può richiedere la rinegoziazione anche proponendo un obbligato alternativo all’istituto di credito tra i parenti entro il terzo grado. Questo diventa il nuovo mutuatario e si fa carico delle rate. Il richiedente originario ha cinque anni di tempo per restituire la somma totale al parente per rientrare in possesso dell’immobile. Dopo tale termine l’immobile rimane nel patrimonio del nuovo obbligato e, in seguito, sarà necessario riacquistarlo con una normale contrattazione.


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