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Integrazione Pensione con il TFR

Integrazione Pensione con il TFRNel 2006 è stata effettuata l’ennesima riforma del sistema pensionistico italiano, che è andata a toccare il Trattamento di Fine Rapporto, al fine di ‘obbligare’ i lavoratori dipendenti all’apertura di posizioni di previdenza complementare.

 

 

Integrazione Pensione con il TFR: Novità per i lavoratori dipendenti


Il nuovo obbligo ha riguardato solo i lavoratori dipendenti delle imprese con più di 50 dipendenti, i quali non hanno più la possibilità, a partire dal 1 gennaio 2007, di lasciare la loro liquidazione maturanda all’azienda per riceverla, sotto forma di capitale, al momento dell’interruzione del rapporto di lavoro.
Questi dipendenti, entro 6 mesi dalla data di assunzione, devono decidere solo dove vogliono che le quote di Tfr confluiscano: un piano pensionistico individuale o un fondo aperto, oppure al fondo istituito appositamente dall’Inps.
Per i dipendenti appartenenti alle categorie con il fondo negoziale, a meno di indicazione contraria dei lavoratori, il Tfr verrà convogliato nel rispettivo fondo chiuso.
I dipendenti di aziende con meno di 50 dipendenti hanno invece la possibilità di decidere di lasciare il Tfr maturando all’azienda, ma nel caso in cui non dicano nulla questo verrà destinato al fondo Inps.

Al di là di ciò che prevede la riforma, non rimane che chiedersi se effettivamente il solo Tfr è in grado di creare una rendita futura sufficiente, per sopperire alla riduzione della pensione obbligatoria, e quali siano i vantaggi e gli svantaggi della sua destinazione ad un fondo pensione.

 

 

Tfr e accantonamento
La quota di Tfr che viene accantonata annualmente è pari al 6,91% della retribuzione annua lorda (comprensiva di tutte le voci che la compongono).
Quindi ad esempio su un reddito lordo di 30 mila euro, è pari a poco più di 2 mila euro annui, una cifra che può essere utile ai fini della pensione complementare per un piano i versamenti ampio.
Ai dipendenti delle aziende con più di 50 dipendenti non rimane che scegliere il fondo pensione che presenta le migliori performance, al fine di massimizzarne il rendimento, un’operazione semplice poiché bisogna solo controllare i risultati che il fondo ha ottenuto almeno nell’ultimo decennio.
Questo rappresenta un problema per il fondo dell’Inps, costruito ad hoc solo dopo il 2006.
Nella scelta del fondo è meglio orientarsi verso quelli che prevedono la possibilità di poter scegliere un comparto specifico, più consono alla propria propensione al rischio (i fondi multi comparto).

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La Rivalutazione
La scelta potrebbe sembrare più complicata per i dipendenti di aziende con meno di 50 dipendenti, ai quali è data la possibilità di lasciare il Tfr all’azienda, ma conviene?
La rivalutazione che annualmente riceve il Tfr in questo modo è pari all’1,5% più il 75% dell’indice di rivalutazione stabilito dall’Istat, ed è evidente che si tratta di un rendimento praticamente nullo.
Questa è un’altra ragione che dovrebbe spingere a spostare il Tfr in un fondo pensione, oltre al fatto che se l’azienda dovesse fallire, non si può dare per scontato che i dipendenti ricevano in tutto o in parte la liquidazione maturata, facendo parte dei crediti chirografari (che quindi verranno messi in coda alla lista dei crediti da rimborsare dal curatore fallimentare).

 

Quale tassazione?
C’è un altro aspetto da considerare, per decidere sulla convenienza della destinazione del Tfr al fondo pensione integrativo, oltre ovviamente al fatto che si va a risolvere o mitigare un problema futuro concreto: la tassazione.
Il Tfr lasciato in azienda, al momento del versamento viene tassato con l’aliquota Irpef degli ultimi 5 anni (superiore comunque al 20%).
Il Tfr nei fondi pensione, non gode della deduzione fiscale, ma ha gli stessi vantaggi sulla tassazione, al momento in cui verrà percepita la rendita pensionistica, poiché questa potrà andare da un minimo del 9% ad un massimo del 15% a seconda del numero di anni in cui sono stati fatti i versamenti


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